La Storia di La Salle
Le prime testimonianze sulla storia di La Salle risalgono all’occupazione romana in Valle d’Aosta da parte del generale Aulo Terenzio Varrone, intorno al 25 a.C.
La Valdigne è stata abitata inizialmente da popolazioni di origine celtica che hanno lasciato tracce nel patois e nella toponimia locale: il sentiero dell’Artze che collega Vedun con Echarlod è, secondo la tradizione, la continuazione dell’antica via dei Salassi che attraversava la sponda sinistra della Dora Baltea.
In epoca medievale, la Valdigne appartenne ai diversi Conti e Duchi di Savoia, che concessero ai loro sudditi delle franchigie, su cui porre le basi dell’organizzazione delle nascenti comunità rurali. Ogni comunità doveva eleggere democraticamente i propri rappresentanti, sindaci e procuratori.
Fu così che, in un momento imprecisato, nacquero le comunità di Derby e La Salle, con i loro rispettivi parroci, cimiteri, confraternite, sindaci e scuole. Non vi sono documenti storici su La Salle fino al XVIII secolo: gli eventi più significativi riguardano fatti storici che interessano la Valle d’Aosta in generale.
Le poche informazioni storiche si trovano negli archivi della parrocchia e del vescovado, poiché quelle appartenenti al Comune sono state distrutte dalle fiamme che hanno colpito l’antico municipio durante la liberazione del 1945.
La Peste del 1630
All’origine dell’esplosione della peste nel paese e della sua rapida diffusione vi sono diverse cause: la miseria in cui erano costretti a vivere gli abitanti della regione; le carestie che si susseguivano da un anno all’altro indebolivano sempre di più gli individui in età lavorativa; le precarie condizioni igieniche in cui erano abituati a vivere i nostri avi. Oltre a questo, la popolazione era sovente a contatto con i soldati che transitarono dai colli del Piccolo e Gran San Bernardo e che spesso erano portatori di germi e malattie di ogni genere, inclusa la peste.
I primi decessi furono registrati a Perloz, ma tra l’estate del 1630 e primi mesi del 1631, il numero delle vittime aumentò in modo impressionante in tutte le parrocchie. I morti non si contavano più e quando anche il parroco del paese veniva colpito dalla malattia (su 90 parroci ne decedettero 50), le liste rimasero incomplete.
Secondo le poche informazioni reperite, le vittime furono 1.400 a La Salle.
In base a quanto narra una leggenda locale, a La Salle sopravvissero al flagello solo 7 coppie, ricordate da due piccoli quadri di legno intagliato appesi in cima alle due colonne che sostengono l’arco trionfale, tra la navata principale e il coro della chiesa di San Cassiano. Le sette teste d’angelo simboleggiano le sette coppie sopravvissute alla peste del 1630. La leggenda continua narrando di queste persone, sopravvissute all’epidemia grazie alla puntura di alcune formiche: abbandonate le loro case, esse si rifugiarono nei boschi dell’Envers dove, rotolandosi nude sui nidi delle formiche, assorbirono l’acido formico che le rese immuni alla peste.
Le conseguenze dell’epidemia furono disastrose per l’economia della Valle d’Aosta e soprattutto per La Salle, dove la peste aveva infierito più che altrove. Le famiglie erano distrutte e la carenza di manodopera nelle campagne creava problemi molto seri che non sarebbe stato possibile risolvere in pochi anni. In seguito, la grande ondata di immigrati provenienti soprattutto dalla Francia e dal Piemonte, assicurò il proseguimento delle attività agricole e contribuì a ripopolare l’intera regione.
Prima della peste, La Salle aveva 2.200 abitanti; dopo l’epidemia il numero scese a circa 800.
Nell’opera intitolata “Peste, fame, guerra – Cronache di vita valdostana del secolo XVII”, Marco Ansaldo ci riferisce delle preoccupazioni per la questione del ripopolamento: “Nel 1631 si contavano ancora i morti e già si scatenava una frenetica corsa alla procreazione per ripopolare migliaia di focolari deserti per ridare braccia al lavoro, continuità e fiducia alla vita. Una generosa mano la diedero le centinaia di immigrati chiamati dal Consiglio dei Commessi a lavorare le terre deserte di manodopera. Sangue alemanno, svizzero, savoiardo e lombardo si mescolò al sangue valdostano…”. In pochi anni, le comunità valdostane furono ripopolate da nuove vite grazie alle numerose “corse al matrimonio” di cui si ha testimonianza a partire dal 1631. “In dieci anni, grazie alle nuove nascite, la popolazione valdostana ritornò ai livelli esistenti prima della peste”.
Le vittime di La Salle dell’epidemia del 1630 furono sepolte in una fossa comune nel Champ de la Loi, dove oggi sorge la casa famiglia della parrocchia.
Nel 1950, durante i lavori di costruzione del letamaio della casa parrocchiale, furono rinvenuti i resti di numerosi scheletri, accatastati ordinatamente sotto terra: erano i resti delle vittime del 1630. In effetti, i loro corpi non furono sepolti nel cimitero parrocchiale, troppo vicino alle abitazioni, ma più lontano, in campagna, per evitare un eventuale contagio delle persone ancora sane.
Invasioni e Guerre
I valichi per la Francia e la Svizzera fanno sì che la Valle d’Aosta sia da sempre considerata un luogo di passaggio. La parte della regione che tuttavia risentì maggiormente di questa situazione, a causa del transito continuo di eserciti di ogni tipo che, di ritorno dalle campagne militari o diretti verso nuovi campi di battaglia, lasciavano dietro di sé tracce dolorose del loro passaggio, fu proprio la Valdigne.
A più riprese, nel corso dei secoli, l’economia e la vita sociale della comunità di La Salle risentì notevolmente degli effetti di questa sua condizione.
La prima invasione documentata dalle cronache di quel periodo fu quella dei Francesi nel 1690-1691, durante la guerra tra il re di Francia Luigi XIV e il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II, che commise l’errore di firmare un trattato di alleanza con gli stati nemici della Francia.
Il reggimento del Monferrato inviato dal Duca nel 1690 per rafforzare i posti di guardia ebbe un comportamento assai riprovevole e si rese colpevole di saccheggi e distruzioni. Quando salì a La Thuile, lasciò il borgo di La Salle in pessimo stato.
Nel 1691, i Francesi occuparono a loro volta il borgo e il Villair per dieci giorni. Quando se ne andarono, portarono via molti ostaggi e li rinchiusero nel castello di Chambéry, da cui qualcuno riuscì però a fuggire. “Un ufficiale di nome Lepage e 200 dragoni, di ritorno da La Thuile, si recarono nelle campagne sulla sponda destra della Dora per saccheggiare le abitazioni di Laval (La-Haut) dietro La Salle, dove alcune persone si erano rifugiate con quanto erano riuscite a portare via da casa. I soldati si appropriarono di tutto e costrinsero quelle stesse persone che avevano derubato a portare il bottino”.
Circa 6.000 soldati dell’esercito francese invasero la regione, dando alle fiamme prima Pont-Serrand a Saint Joseph, quindi La Thuile, Morgex, La Salle, i villaggi di Le Pont e Les Champs. Molte abitazioni di La Salle furono totalmente bruciate o distrutte a causa degli incendi appiccati dai Francesi, provocando 113 feriti nel paese. “Morgex e La Salle apparvero molto danneggiate, quasi irriconoscibili, dopo che i Francesi le distrussero e incendiarono nel 1691″ (De Tillier).
Nel 1694, durante la permanenza dei soldati dei reggimenti del re di Savoia, gli abitanti di La Salle dovettero sopportare per mesi la presenza delle truppe. Nonostante i due ospedali allestiti nel capoluogo e a Croix-des-Prés, i soldati ammalati costrinsero la gente a rimanere in casa e impedirono loro di andare a raccogliere il fieno e il grano abbandonati nelle campagne.
Stando a quanto indicato nel verbale della visita pastorale del 1 maggio 1693, i soldati francesi depredarono quasi tutte le cappelle della parrocchia: Morgex riuscì a salvare una campana, nascondendola “maliziosamente” in paese; l’altare di Châtelair fu totalmente spogliato delle sue decorazioni e la campana fu portata via; a Château, il Signore di Avise riuscì a salvare una campana portandola nella sua dimora. La stessa sorte toccò alle cappelle di Challancin, Arbetey, Les Cours e Chabodey. La cappella che tuttavia subì i danni maggiori fu quella dei Penitenti, nel borgo.
In quello stesso anno, furono così allestiti a La Salle un ospedale militare e un cimitero per i soldati uccisi nei conflitti che ebbero luogo in Savoia durante la guerra dichiarata dai repubblicani al re di Sardegna. Anche in quell’occasione, i soldati occuparono la Cappella dei Penitenti.
L’anno successivo, i Francesi perpetrarono altre distruzioni, ma questa volta la chiesa di La Salle fu rispettata, grazie all’abile condotta di questa parrocchia, indottrinata dai notabili del paese.
All’arrivo dei Francesi, l’intera popolazione si riunì nella piazzetta attigua alla chiesa. Alla gente fu chiesto se si trattasse di un giorno di festa o di mercato, ma ad entrambe le domande la gente rispose negativamente. Per quale motivo, dunque, tutte quelle persone erano riunite in piazza anziché lavorare od occuparsi delle proprie faccende?
“Per il piacere di vedere i soldati!” – risposero.
“Avrete sete” – continuarono – “il nostro vino è a vostra disposizione.”
“Che strana gente” – dissero – “tanta onestà e tanta diffidenza.”
Non osarono saccheggiare la chiesa.
La storia di La Salle non riporta altri fatti straordinari accaduti in questi luoghi. Tuttavia, non si può ignorare il contributo del Comune durante le due guerre mondiali. Il paese ha voluto ricordare i numerosi bambini morti per la patria, poiché a loro si deve tutta la nostra riconoscenza: se oggi abbiamo una vita migliore, nella libertà e nella democrazia, è grazie al loro sacrificio supremo.
Il bel monumento elevato nella piazza del paese nel 1923 (inaugurato nell’aprile dello stesso anno) e spostato nel Parco della Rimembranza, di fronte all’antico municipio, al termine della seconda guerra mondiale, ci ricorda l’enorme sacrificio che l’Italia chiese alle nostre famiglie.
La prima guerra mondiale fu sentita e vissuta in maniera ancora più forte: in quasi tutte le famiglie furono “mobilitati” dei bambini e il prezzo pagato fu molto elevato.
